Madonna con il Bambino – Lorenzo Tiepolo

Il repertorio di Lorenzo Tiepolo si arricchisce d’immagini che definiremmo di genere, nate dal dilatarsi della fantasia in un tema proprio dell’improvviso, chiaramente d’impronta paterna nel progredire – anche in continuità col disegno e l’incisione – nel lavoro sulle teste di uomini e donne in cui è forte la forza e la presenza plastica, eppure misurate in carezze di pennellate umide e delicate. E’ la risposta dell’artista alla crescente attrazione classica, con occhiali nuovi nella metamorfosi del gusto che guardano il repertorio di Giambattista cui si era abituato: anche lui aveva sentito dire ciò che Winkelmann, il grande apostolo dei precetti classici e dell’Antico, aveva raccontato del padre, “II Tiepolo fa più in un giorno che Mengs in una settimana, ma quegli appena veduto è dimenticato, mentre questi rimane immortale”.

Quindi non dovrà disorientare il volto stupendo di questa Madonna: gli occhi al cielo inteneriti di amorevole malinconia, l’umana delicatezza. In questi testi apparentemente così agli antipodi sul piano espressivo da quelli del padre, Lorenzo può scorgere la meraviglia della dialettica con la forma perfetta: la ripresa di modelli correggeschi e seicenteschi alla Guido Reni, la vaghezza della tradizione veneziana, l’espressione classica nel dettaglio rastremato alle spalle della figura, che non sta lì a dire della grandezza di un edificio, piuttosto è intarsio da manuale di architettura del Rinascimento.
Si stabilisce, perciò, una certa distanza rispetto ai modelli di Giambattista, caratterizzati da più remota espressività.

Nella rara poetica sacra di Lorenzo, riservata qui al modello di Madonna con il Bambino, vi è una sorta di precipitato formale di quelle Teste di fantasia, cui l’artista si era dedicato studiando gli effetti di reciproco adattamento: vecchi barbuti con appariscenti abiti e copricapo, che anche Lorenzo, come del resto il fratello Giandomenico, aveva raffigurato in dipinti da cavalletto a testimoniare la fortuna di una tematica introdotta dalle invenzioni di Giambattista Tiepolo, già pronte ad essere tirate in acquaforte tra la fine del 1757 e il 1758 in un numero previsto di quaranta esemplari, e in sessanta fogli divisi in due tomi, nel 1774.
Anche nella nostra Madonna, l’artista stempera la natura terrestre, quasi volesse misurarsi col significato primario dell’esistenza, ancora profondamente emozionato dall’intensa e profonda intimità che anche il padre aveva toccato durante gli anni spagnoli (l’Immacolata concezione e il San Francesco d’Assisi oggi al Prado di Madrid), il che segna il passo della datazione, ovvero gli ultimi dieci anni della breve vita di Lorenzo.